Daphne vs Daphne

Daphne vs Daphne, tecnica mista e collage su carta, cm 100x70, 2020
Daphne vs Daphne, tecnica mista e collage su carta, cm 100x70, 2020


Daphne vs Daphne è travalicamento delle distanze, occasione nella quale dimensione umana e vegetale si fondono dentro la stessa sostanza, nella perfezione delle forme e nella bellezza, quale ultima espressione del sacro.

Daphne vs Daphne, riprende il bandolo del mito, è recupero della meraviglia, della sorpresa, come nel più remoto passato quando l'uomo, ignaro, nutriva un sentimento panico per la Natura, per i suoi misteri e le sue dinamiche. Natura le cui leggi più interne erano e sono ancora oggi invalicabili, e che dovrebbero ingenerare ancora un senso di timore, un sentimento d'umiltà, di reverenza.

Daphne nel racconto di Ovidio fugge da Apollo desideroso di possederla. Il rifiuto di Daphne si oppone alla volontà di Apollo, sentimenti opposti di paura e desiderio sono condensati nella dinamica dei corpi, degli sguardi e dei gesti che dividono i due protagonisti in un'azione che fatalmente provoca in lei una trasformazione, una metamorfosi in pianta di alloro. Paura e desiderio dunque, due sentimenti dal cui scontro e pensabile possa nascere, come nel mito, un superamento, il salto di un baratro che separa i limiti più distanti, moltiplicando allora incredibilmente le possibilità oltre ogni limite concepibile all'interno delle trame della logica e della razionalità tutta umana. Serena Bellini

 

 


 

Apollo e Daphne, Ovidio, Metamorfosi

 

“Dopo aver ucciso il serpente Pitone, Apollo si sentì particolarmente fiero di sé, perciò si vantò della sua impresa con Cupido, dio dell’Amore, sorridendo del fatto che anche lui portasse arco e frecce, ed affermando che quelle non sembravano armi adatte a lui. Cupido indignato, decise allora di vendicarsi: colpì il dio con la freccia d’oro che faceva innamorare, e la ninfa, di cui sapeva che Apollo si sarebbe invaghito, con la freccia di piombo che faceva rifuggire l’amore, per dimostrare al dio di cosa fosse capace il suo arco. Apollo, non appena vide la ninfa chiamata Daphne, figlia del dio-fiume Peneo, se ne innamorò. Tuttavia, se già prima la fanciulla aveva rifiutato l’amore, dedicandosi piuttosto alla caccia come seguace di Diana, essendo stata colpita dalla freccia di piombo di Cupido, quando vide il dio, cominciò a fuggire. Apollo iniziò allora ad inseguirla, elencandole i suoi poteri per convincerla a fermarsi, ma la ninfa continuò a correre, finché, ormai quasi sfinita, non giunse presso il fiume Peneo, e chiese al padre di aiutarla facendo dissolvere la sua forma. Daphne si trasformò così in albero d’alloro prima che il dio riuscisse ad averla, egli, tuttavia, decise di rendere questa pianta sempreverde e di considerarla a lui sacra: con questa avrebbe ornato la sua chioma, la cetra e la faretra; ed inoltre, d’alloro sarebbero stati incoronati in seguito i vincitori e i condottieri”.