FRAME

Serra di Villa Revoltella, 12-25 settembre 2012, promossa dal GRUPPO78 in collaborazione con il Comune di Trieste, a cura di Maria Campitelli.

FRAME

“Frame”, ossia frammento, ma in realtà è un termine dai diversi significati. II titolo della mostra, con questo sotteso aspetto pluralistico, contiene il senso che l’artista ha voluto attribuirle. E’ una mostra, frutto della ricerca di 10 anni, dai soggetti apparentemente banali, quali i fiori primaverili, giacinti, narcisi, paesaggi “emotivi”, intercalati dalla più recente ricerca compositiva con immagini tratte dal web, i “collage digitali”.

In realtà si tratta di “racconti” di fiori che non si limitano a visualizzare la loro fragrante bellezza, ma intendono esplorare in sequenze, la loro crescita, la loro dinamica vitale che si trasforma nel tempo, cogliendo momenti poco osservati, analizzandoli con lo stupore della scoperta, in un processo cognitivo dalle mille variabili. 

E’ l’osservazione di un ordine ciclico, del ritmo della natura e del tempo necessario a svolgerlo, distante dal frantumato ritmo esistenziale del XXI secolo. L’analisi si svolge con disegni dal tratto pulito e sicuro, spesso su trasparenti veline sovrapposte che nascondono precedenti percorsi, contenendo dunque quel “plurale” di cui è composto il mondo e le teorie che intendono afferrarlo. 

Perché la matrice del discorso visivo e di pensiero è l’alveo del post-moderno, questa filosofia che ha permeato gli ultimi trent’anni della storia, consapevolmente vissuto dall’artista, potremmo dire, “incarnato” nel suo lavoro.

E anche i piccoli paesaggi “souvenir”, condensati in pochi segni evocativi della solare luce istriana, perseguono questo racconto per frame, per appunti di memoria visiva ed emozionale, a volte rastremati in emblematici pittogrammi.Va rilevato anche che la cultura pittorica di Serena Bellini lascia intravvedere, nei cicli di ricerca di determinati “motivi”, la lezione di Matisse, del suo innovativo approccio al reale e al decorativo, intendendo quest’ultimo come creativo complemento simbiotico al primo. Ma il concetto di frame, nell’accezione post-moderna appunto, soprattutto nel predominio dell’immaginario mediatico di per sé frammentato, si esalta nei “collage digitali” prodotti dal 2011. Qui si accorpano le immagini più disparate, tra loro scollegate, sinonimo del ritmo compulsivo che pervade il nostro quotidiano, a differenza del racconto dei fiori. Passato, presente e futuro vi si comprimono, appiattendo il tempo in un eterno indefinito presente. Gli accostamenti, di voluto non-sense, riuniti in una schermata sotto tono che fa da sfondo agli oggetti altrettanto non sense del primo piano, esprimono il ritmo scomposto profuso dai media e riflesso nella vita di ogni giorno, rafforzando quell’artificialità surreale, individuata da Beaudrillard, che si sostituisce alla naturalità, annullandola. 

 

Maria Campitelli

 

FRAME

“Frame” i.e. fragment, really is a word of multiple meanings. The title of this exhibition with its pluralistic connotation represents the true sense of this Artist. Originating from 10 years of research, this exhibition alternates deceptively frivolous themes - Spring flowers such as daffodils, hyacinths or emotional landscapes – with images recently researched on the Internet, used to create “digital collages” In fact, what is depicted is a series of “flower tales”, not only illustrating the flowers’ fragrant beauty, but also sequentially exploring their growth and their life dynamics while analysing the small, usually less perceivable changes. In this way, the Artist undergoes a cognitive process with an infinite number of variables, which originates from a spontaneous sense of astonishment and of innocent discovery. At the same time, the cyclic order, the time-defined rhythm of Nature can be observed. This natural experience seems very distant from the fragmented existential rhythm of the XXI century. The analysis unfolds through fine drawings characterised by clean and well-defined marks on semi-transparent, overlapping, thin paper sheets, in which previous sensorial experiences can be found. In this way, the “plural” and the “singular” are captured together as to represent the “plurality” of the world and of all the theories attempting to describe it. After all, the conceptual and visual architecture of this exhibition stands on the grounds of Post-Modernism, the philosophy permeating the last 30 years of human history, which the Artist experiences in her life and moulds into her work. Also, the small “souvenir” landscapes – a concentrate of the bright sunlight of Istria - are part of the story told “by frame”, by visual and emotional memory notes, sometimes expressed in emblematic pictograms. It must be highlighted that in the pictorial culture of Serena Bellini, especially in those stages of her research for specific “motifs”, one can perceive the influence of Matisse, e.g. his innovative approach to the real and the decorative element, where the latter stands as a creative and symbiotic complement to the former. The concept of ‘frame’ within its post-modern significance, especially in the predominance of a fragmented virtual world, is emphasised in the “digital collages” produced in 2011. In full contrast to the flowers images, here images of all sorts are incorporated in a totally unconnected way, to imply the compulsive rhythm pervading our daily life. Past, Present, and Future are compressed here, flattening time in an undefined eternal Present. The images sequence in the background as well as the objects in the foreground, are deliberately non-sense and express the broken up rhythm perpetrated by the media and reflected into our daily life. This enhances the surreal artificiality already identified by Beaudrillard, which destroys and replaces naturalness.

 

Maria Campitelli